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Europei 2016, Ilaria D’Amico su Gianluigi Buffon: “Un colpo di fulmine. Pensavo che fosse una storia impossibile e invece…”

ilaria-damicoIlaria D’Amico ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair dove ha commentato il suo ritorno su Sky dopo essersi allontanata 6 mesi per la nascita di Leopoldo Mattia, nato dalla storia d’amore con Gigi Buffon. Ecco le dichiarazioni della giornalista: “Ho tollerato porcate di tutti i tipi, da persone che non facevano parte dei miei affetti. Ma se proprio da quegli affetti mi arriva una coltellata alle spalle, non lo dimentico. Se invece sbagli, ti abbraccio. Perché sbagliamo tutti. E perché è molto meglio essere autorevoli che autoritari”. La D’Amico ha anche raccontato della sua adolescenza passata in discoteca: “Sa come mi soprannominavano le amiche? Digos. Ero la rompipalle che fi­niva per controllare gli altri. Non so se sia stata paura che qualcuno potesse appro­fittarsene o timore di non essere più padrona di me stessa. Ma alle feste mi fermavo al secondo bicchiere di vino e non ho mai avuto voglia di andare oltre. Poi magari ballavo fi­no alle 6 del mattino, ma lucida. Senza veleni”. Ilaria D’Amico ha anche raccontato un episodio molto divertente che ha riguardato sua mamma: “Mia madre non voleva farmi andare in discoteca e così mi feci consigliare da un amico che studiava Farmacia il sonnifero giusto da mettere nel vino, una sera, per addormentare lei e il suo compagno. Dormirono fi­no a quando, sospettando di aver sbagliato il dosaggio e di averla combinata più grossa del previsto, non li svegliai io tornando a casa”. La D’Amico per la prima volta ha anche parlato della sua storia d’amore con il capitano della Nazionale e della Juventus spiegando che anche lei pensava che fosse una storia d’amore impossibile: “Qualcuno pensava che la storia d’amore con fosse improbabile? Me lo sono detta anch’io: “È impossibile”. Subivo lo stereotipo del calciatore. Un po’ per preconcetto, un po’ perché a volte i calciatori ci mettono del loro. Gigi per me era una commistione inde­finita tra il campione di cui conoscevo le gesta e l’immaturo, se non il fascista che una volta, a Parma, aveva indossato una maglietta con la scritta “Boia chi molla”. Con certi eroi nazionalpopolari capita sempre così. La caz*ata che fai da ragazzo nel tempo assume una dimensione che, soprattutto se sei riservato e non ti racconti, tende a farti rimanere sempre uguale nel corso degli anni”.

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