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Luca Barbareschi al Fatto Quotidiano: “A 20 anni stavo con Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed e guadagno miliardi”

luca-barbareschiLuca Barbareschi da poco ha compiuto 60 anni. Per l’occasione ha deciso di rilasciare un’intervista al Fatto Quotidiano. L’attore, produttore e regista ha parlato del suo compleanno e della lettera scritta per i suoi 5 figli: “Nella vita mi sono preso sempre il lusso di dire la verità a iniziare da loro. Non gli ho nascosto niente, gli errori e le cose belle. Cosa ho scritto? ‘Ho sbagliato spesso, mi sono drogato, sono stato egoista, ma voi – aiutatemi a capire – nei miei panni, al mio posto, cosa avreste fatto?’. Vedono un padre realizzato, ma forse non sanno che sono fragile e pieno di dubbi”. Luca Barbareschi, attuale direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, ha anche confermato che non lascerà alcuna eredità economica ai propri figli: “Non avranno un soldo e lo sanno. Hanno potuto studiare in scuole interdette al 99,7 per cento degli esseri umani, possiedono più di un passaporto, conoscono le lingue, sono svegli e colti e possono lavorare ovunque. Nella mia logica errante, ai miei figli non lascio denaro, ma le opportunità di farsi strada nel mondo. La gente pensa che io sia ricco. Non so se lo sono stato, ma so che oggi ho messo tutto quel che avevo, ogni risparmio nel progetto dell’Eliseo. C’è un’età per ogni cosa e sento che è arrivato il momento di restituire alla comunità”. L’ex parlamentare ha anche parlato degli eccessi vissuti quando si è trasferito a New York per studiare all’Actors Studio. Barbareschi non ha mai negato di essersi anche drogato, già quando viveva a Milano. Luca Barbareschi ha colto l’occasione anche per commentare il fatto che il Something good del 2013 avrebbe dovuto essere a Venezia ma fu rifiutato: “La lettera protocollata di Barbera (il direttore del Festival, Ndr) su carta intestata della Biennale la conservo ancora. Legga: “Il tuo film è rimasto in una short list di film preferiti… Poi, scelte drastiche si sono imposte, e non facili. Sia il numero limitato di posti a disposizione, sia per la stima –e, in qualche caso – l’amicizia nei confronti degli autori”. L’amicizia. Capisce? Alzai il telefono e chiamai Barbera: “Portatore sano di forfora – urlai –, quando te ti facevi le seghe a Torino, io chiavavo Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed a Kansas City, aravo con il ca*zo il mondo e guadagnavo miliardi, hai capito? Non voglio essere amico tuo, testa di caz*o”.

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